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LA PARABOLA DI COACH TONFONI, PROFETA IN PATRIA .

Siena, nove febbraio. Alberto Tonfoni era seduto sulla sua panchina con la testa tra le mani, circondato dagli affetti più cari, abbastanza sconfortato dopo una sconfitta incredibile con la Virtus Siena, maturata dopo un ultimo quarto allucinante. Una sconfitta che faceva presagire il peggio, che ha gettato nel pessimismo cosmico un po' tutti. Lui per primo, pronto a lasciare il suo incarico più che altro per dare un segnale forte alla squadra e scuoterla dopo una prestazione, appunto, sconfortante. 

Da quel nove febbraio sono passati esattamente tre mesi. Novanta giorni in cui Alberto è passato dal voler mollare tutto a essere portato in trionfo dai tifosi. Novanta giorni in cui ha letteralmente rivoltato la squadra come un calzino cambiando gerarchie, modificando assetto, ristabilendo regole, supportato dal suo staff e soprattutto dalla società, che non lo ha mai mollato neppure per un secondo. Non sta a noi dirlo che in altri posti forse sarebbe andata diversamente, ma non è di questo che vogliamo parlare.

I latini dicevano che nessuno può essere profeta in patria. Il coach li ha smentiti, superando a pieni voti una stagione difficile, complicata, con la grande pressione di essere un allenatore montecatinese sulla panchina della squadra di Montecatini, che gioca nel palazzetto dov'è nato e cresciuto. "Bischerate", direbbero in piazza del Popolo.

La grandezza di un allenatore si vede da come esce dalle situazioni difficili, dalla volontà che dimostra di affidarsi al suo lavoro con la consapevolezza che quella è la strada giusta. E anche ammettendo errori, aggiustando situazioni, provando a cambiare strategie magari allontanandosi da quel che è la sua idea di base. Da quel 9 febbraio la squadra ha cambiato volto, pelle e marcia: è arrivato Iattoni, Marengo si è travestito da fighter, le responsabilità offensive sono state ripartite. E soprattutto, la difesa è passata dal subire 84,7 punti per gara nell'era Migliori a 75,3, con il 68,9 di media nelle ultime 9 giornate. Un cambio di mentalità radicale, determinante per rialzare la testa, migliorare la classifica e raggiungere la salvezza.

Il merito è della squadra, dello staff tecnico, medico e fisioterapeutico, dei dirigenti di supporto. E del capoallenatore, che deve prendersi sempre oneri e onori. Soprattutto gli onori.

 

Pubblicata in Ipse dixit il 2019-05-08 15:57:00

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